Oggi voglio condividere la risposta che mi è arrivata da un po’ di tempo a questa domanda:
a cosa serve il lavoro interiore?
Ho cominciato, molti anni fa, il percorso di crescita interiore (penso, comunque, che quello che sto per dire, valga per qualsiasi tipo di percorso spirituale, psicologico, religioso…. che si basa sul lavoro pratico in Sè).
Mi sono fatta quasi da subito una strana idea.
E cioè che, dal momento che scelgo e comincio seriamente a fare il mio cammino di lavoro interiore, lungo la via non mi succede più nulla di “problematico”, non mi ammalo più, sono felice tutto il tempo e così via. E certamente posso spiegare a tutti quelli che incontro come si fa, sì, ho capito tutto!
Bene, non è proprio così. Anzi.
Ho avuto per molto tempo la sensazione di avere la verità in tasca. Infatti, le cose sono andate molto bene per tanto tempo…. ho cominciato a mettere a posto qualche aspetto distorto più macroscopico ed evidente in me, davvero con grande fatica, e questo mi ha dato sin da allora una grandissima gioia.
E l’idea di essere immune alle “cose brutte della vita” continuava a scavare in modo sotterraneo, come fa una talpa, dentro di me. Pensavo: ho capito come funziona, non ci casco più, ne sono uscita adesso, tutto è al posto giusto, e sono io con la mia consapevolezza a fare in modo che sia così.
Peccato però che a parlare in quel caso era la parte meno evoluta e più presuntuosa di me. E questo non era che l’inizio dell’inizio….
Infatti, da un lato c’erano, come ci sono ancora oggi ovviamente, molti aspetti “da mettere a posto” che non vedevo minimamente in me.
Dall’altro, stavo confondendo il lavoro interiore con un ombrello che possa riparare dalle vicende “negative”.
Un po’ come fare l’equazione: sono sul cammino=sono a posto per sempre.
Non funziona così.
In base alla mia esperienza (e non solo mia), ad oggi l’essere umano non riesce ancora ad evolvere pienamente nella gioia, perchè tende a sedersi, a non proseguire sul cammino evolutivo se non viene sollecitato dall’Anima. Sì, insomma, tendiamo a restare nell’abitudine, nel conosciuto, nel nostro spazio confortevole, senza mai cambiare nulla nella nostra vita. Anche quando lì, di fatto, non ci stiamo poi così tanto bene.
Abbiamo bisogno di essere richiamati dall’Anima a ricordarci di Lei e seguirla.
E come lo fa, come ci richiama?
Mandandoci appunto degli avvenimenti come avvertimento, quando ci discostiamo troppo da Lei. E all’inizio i richiami sono delicati, gentili. Poi, se continuiamo a fare orecchio da mercante, si fanno sempre più drastici.
E meno male, perchè altrimenti resteremmo tutti al livello di evoluzione più basso possibile.
Ok ci sarebbe tantissimo da dire su questo grande argomento. Aggiungo solo che, per come la vedo io, nessuno di noi ha la verità ed è immune ai richiami dell’Anima.
Grazie ai percorsi di lavoro interiore,
quello che cambia, è che il tempo che intercorre tra una prova e l’altra, di solito, si dilata sempre di più.
E, soprattutto, riusciamo ad acquisire sempre più strumenti e consapevolezza per affrontare le vicende indesiderate della vita da un punto di vista sempre più elevato, e di conseguenza sempre meno doloroso.
E’ come dire, ringrazio per ogni cosa che accade nella mia vita, anche se non la voglio. Perchè, soprattutto quando non la voglio, quella cosa lì è un mezzo che mi spinge a ricordare chi sono veramente e che cosa ci sto a fare qui, correggendo il tiro su come mi muovo nella mia esistenza.
E questo chiunque può scegliere di farlo in qualsiasi momento.
E tu, lo hai già scelto?
Ps mi piace usare le virgolette per evidenziare ad esempio la parola “negativo” perchè siamo noi ad attribuire questa qualità a qualcosa, è un nostro giudizio. Si tratta comunque di un evento evolutivo, per noi stessi o per gli altri, e quindi qualcosa di anche positivo c’è.
Pps ok gli eventi evolutivi; altra cosa è perseverare volontariamente in situazioni tossiche. Questo, invece, non è mai e ripeto mai, evolutivo: l’Anima non ci chiede assolutamente mai di restare in situazioni che ci danneggiano e che ci fanno male, anzi, tutto il contrario!

